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Discorsi e omelie di Papa Francesco

Angelus, 14 Ago 2022
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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel Vangelo della liturgia odierna c’è un’espressione di Gesù che sempre ci colpisce e ci interroga.

Mentre è in cammino con i suoi discepoli, Egli dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49).

Di quale fuoco sta parlando? E che significato hanno queste parole per noi oggi, questo fuoco che porta Gesù?

Come sappiamo, Gesù è venuto a portare nel mondo il Vangelo, cioè la buona notizia dell’amore di Dio per ciascuno di noi.

Perciò ci sta dicendo che il Vangelo è come un fuoco, perché si tratta di un messaggio che, quando irrompe nella storia, brucia i vecchi equilibri del vivere, sfida a uscire dall’individualismo, sfida a vincere l’egoismo, sfida a passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla vita nuova del Risorto, di Gesù risorto.

Il Vangelo, cioè, non lascia le cose come stanno; quando passa il Vangelo, ed è ascoltato e ricevuto, le cose non rimangono come stanno.

Il Vangelo provoca al cambiamento e invita alla conversione.

Non dispensa una falsa pace intimistica, ma accende un’inquietudine che ci mette in cammino, ci spinge ad aprirci a Dio e ai fratelli.

È proprio come il fuoco: mentre ci riscalda con l’amore di Dio, vuole bruciare i nostri egoismi, illuminare i lati oscuri della vita - tutti ne abbiamo! -, consumare i falsi idoli che ci rendono schiavi.

Sulla scia dei profeti biblici – pensiamo per esempio a Elia e a Geremia – Gesù è acceso dal fuoco dell’amore di Dio e, per farlo divampare nel mondo, si spende in prima persona, amando fino alla fine, cioè fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8).

Egli è ricolmo di Spirito Santo, che è paragonato al fuoco, e con la sua luce e la sua forza svela il volto misericordioso di Dio e dà pienezza a quanti sono considerati perduti, abbatte le barriere delle emarginazioni, guarisce le ferite del corpo e dell’anima, rinnova una religiosità ridotta a pratiche esteriori.

Per questo è fuoco: cambia, purifica.

Che cosa significa dunque per noi, per ognuno di noi – per me, per voi, per te -, che cosa significa per noi questa parola di Gesù, del fuoco? Ci invita a riaccendere la fiamma della fede, perché essa non diventi una realtà secondaria, o un mezzo di benessere individuale, che ci fa evadere dalle sfide della vita e dall’impegno nella Chiesa e nella società.

Infatti – diceva un teologo –, la fede in Dio «ci rassicura, ma non come vorremmo noi: cioè non per procurarci un’illusione paralizzante o una soddisfazione beata, ma per permetterci di agire» (De Lubac, Sulle vie di Dio, Milano 2008, 184).

La fede, insomma, non è una “ninna nanna” che ci culla per farci addormentare.

La fede vera è un fuoco, un fuoco acceso per farci stare desti e operosi anche nella notte!

E allora possiamo domandarci: io sono appassionato al Vangelo? Io leggo spesso il Vangelo? Lo porto con me? La fede che professo e che celebro, mi pone in una tranquillità beata oppure accende in me il fuoco della testimonianza? Possiamo chiedercelo anche come Chiesa: nelle nostre comunità, ardono il fuoco dello Spirito, la passione per la preghiera e per la carità, la gioia della fede, oppure ci trasciniamo nella stanchezza e nell’abitudine, con la faccia smorta e il lamento sulle labbra e le chiacchiere ogni giorno? Fratelli e sorelle, verifichiamoci su questo, così che anche noi possiamo dire come Gesù: siamo accesi del fuoco dell’amore di Dio e vogliamo “gettarlo” nel mondo, portarlo a tutti, perché ciascuno scopra la tenerezza del Padre e sperimenti la gioia di Gesù, che allarga il cuore – e Gesù allarga il cuore! - e fa bella la vita.

Preghiamo per questo la Vergine Santa: lei, che ha accolto il fuoco dello Spirito Santo, interceda per noi.

________________

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Desidero attirare l’attenzione sulla grave crisi umanitaria che colpisce la Somalia e alcune zone dei Paesi limitrofi.

Le popolazioni di questa regione, che già vivono in condizioni molto precarie, si trovano ora in pericolo mortale a causa della siccità.

Auspico che la solidarietà internazionale possa rispondere efficacemente a tale emergenza.

Purtroppo la guerra distoglie l’attenzione e le risorse, ma questi sono gli obiettivi che esigono il massimo impegno: la lotta alla fame, la salute, l’istruzione.

Rivolgo un cordiale saluto a voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi.

Vedo bandiere polacche, ucraine, francesi, italiane, argentine! Tanti pellegrini.

Saluto, in particolare, gli educatori e i catechisti dell’unità pastorale di Codevigo (Padova), gli universitari del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto e i giovani dell’unità pastorale di Villafranca (Verona).

E un pensiero speciale va ai numerosi pellegrini che oggi si sono radunati nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove vent’anni fa San Giovanni Paolo II fece l’Atto di Affidamento del mondo alla Divina Misericordia.

Più che mai vediamo oggi il senso di quel gesto, che vogliamo rinnovare nella preghiera e nella testimonianza della vita.

La misericordia è la via della salvezza per ognuno di noi e per il mondo intero.

E chiediamo al Signore, misericordia speciale, misericordia e pietà per il martoriato popolo ucraino.

Auguro a tutti una buona domenica.

E per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Buon pranzo e arrivederci, anche ai ragazzi dell’Immacolata.

 

Videomessaggio del Santo Padre a un gruppo di missionari in Argentina (10 Ago 2022)
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Desidero salutare il gruppo di missionari, giovani e adulti in totale, che sono andati a “missionare” tra i popoli originari di Salta, Victoria Este, Diocesi di Orán.

E il motto della missione è “I sogni si costruiscono insieme”.

Grazie per quello che avete fatto, grazie per questo lavoro.

Andate avanti.

Perché “missionare” è uscire da se stessi per dare il meglio di sé e il meglio che Dio regala, e questa è una cosa molto bella.

Saluti a padre Mariano che vi accompagna in tutto questo.

E pregate per me, anche io prego per voi.

Perciò tornate a “missionare”.

Che Dio vi benedica.

 

Udienza Generale del 10 Ago 2022 - Catechesi sulla Vecchiaia: 16. “Vado a prepararvi un posto” (cfr Gv 14,2). La vecchiaia, tempo proiettato al compimento.
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Catechesi sulla Vecchiaia: 16.

“Vado a prepararvi un posto” (cfr Gv 14,2).

La vecchiaia, tempo proiettato al compimento.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

siamo ormai alle ultime catechesi dedicate alla vecchiaia.

Oggi entriamo nell’intimità commovente del congedo di Gesù dai suoi, ampiamente riportato nel Vangelo di Giovanni.

Il discorso di commiato inizia con parole di consolazione e di promessa: «Non sia turbato il vostro cuore» (14,1); «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (14,3).

Belle parole, queste, del Signore.

Poco prima, Gesù aveva detto a Pietro: tu «mi seguirai più tardi» (13,36), ricordandogli il passaggio attraverso la fragilità della sua fede.

Il tempo della vita che rimane ai discepoli sarà, inevitabilmente, un passaggio attraverso la fragilità della testimonianza e attraverso le sfide della fraternità.

Ma sarà anche un passaggio attraverso le entusiasmanti benedizioni della fede: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi» (14,12).

Pensate che promessa è questa! Non so se ci pensiamo fino in fondo, se ci crediamo fino in fondo! Non so, alle volte credo di no…

La vecchiaia è il tempo propizio per la testimonianza commossa e lieta di questa attesa.

L’anziano e l’anziana sono in attesa, in attesa di un incontro.

Nella vecchiaia le opere della fede, che avvicinano noi e gli altri al regno di Dio, stanno ormai oltre la potenza delle energie, delle parole, degli slanci della giovinezza e della maturità.

Ma proprio così rendono ancora più trasparente la promessa della vera destinazione della vita.

E qual è la vera destinazione della vita? Un posto a tavola con Dio, nel mondo di Dio.

Sarebbe interessante vedere se nelle Chiese locali esiste qualche riferimento specifico, destinato a ravvivare questo speciale ministero dell’attesa del Signore – è un ministero, il ministero dell’attesa del Signore – incoraggiando i carismi individuali e le qualità comunitarie della persona anziana.

Una vecchiaia che si consuma nell’avvilimento delle occasioni mancate, porta avvilimento per sé e per tutti.

Invece, la vecchiaia vissuta con dolcezza, vissuta con rispetto per la vita reale scioglie definitivamente l’equivoco di una potenza che deve bastare a sé stessa e alla propria riuscita.

Scioglie persino l’equivoco di una Chiesa che si adatta alla condizione mondana, pensando in questo modo di governarne definitivamente la perfezione e il compimento.

Quando ci liberiamo da questa presunzione, il tempo dell’invecchiamento che Dio ci concede è già in sé stesso una di quelle opere “più grandi” di cui parla Gesù.

In effetti, è un’opera che a Gesù non fu dato di compiere: la sua morte, la sua risurrezione e la sua ascensione in Cielo l’hanno resa possibile a noi! Ricordiamoci che “il tempo è superiore allo spazio”.

È la legge dell’iniziazione.

La nostra vita non è fatta per chiudersi su sé stessa, in una immaginaria perfezione terrena: è destinata ad andare oltre, attraverso il passaggio della morte – perché la morte è un passaggio.

Infatti, il nostro luogo stabile, il nostro punto d’arrivo non è qui, è accanto al Signore, dove Egli dimora per sempre.

Qui, sulla terra, si avvia il processo del nostro “noviziato”: siamo apprendisti della vita, che – tra mille difficoltà – imparano ad apprezzare il dono di Dio, onorando la responsabilità di condividerlo e di farlo fruttificare per tutti.

Il tempo della vita sulla terra è la grazia di questo passaggio.

La sicumera di fermare il tempo – volere l’eterna giovinezza, il benessere illimitato, il potere assoluto – non è solo impossibile, è delirante.

La nostra esistenza sulla terra è il tempo dell’iniziazione alla vita: è vita, ma che ti porta avanti a una vita più piena, l’iniziazione di quella più piena; una vita che solo in Dio trova il compimento.

Siamo imperfetti fin dall’inizio e rimaniamo imperfetti fino alla fine.

Nel compimento della promessa di Dio, il rapporto si inverte: lo spazio di Dio, che Gesù prepara per noi con ogni cura, è superiore al tempo della nostra vita mortale.

Ecco: la vecchiaia avvicina la speranza di questo compimento.

La vecchiaia conosce definitivamente, ormai, il senso del tempo e le limitazioni del luogo in cui viviamo la nostra iniziazione.

La vecchiaia è saggia per questo: i vecchi sono saggi per questo.

Per questo essa è credibile quando invita a rallegrarsi dello scorrere del tempo: non è una minaccia, è una promessa.

La vecchiaia è nobile, non ha bisogno di truccarsi per far vedere la propria nobiltà.

Forse il trucco viene quando manca la nobiltà.

La vecchiaia è credibile quando invita a rallegrarsi dello scorrere del tempo: ma il tempo passa e questo non è una minaccia, è una promessa.

La vecchiaia che ritrova la profondità dello sguardo della fede, non è conservatrice per sua natura, come dicono! Il mondo di Dio è uno spazio infinito, sul quale il passaggio del tempo non ha più peso.

E proprio nell’Ultima Cena, Gesù si proiettò verso questa meta, quando disse ai discepoli: «Da ora non berrò più di questo frutto della vite, fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel regno del Padre mio» (Mt 26,29).

È andato oltre.

Nella nostra predicazione, spesso il Paradiso è giustamente pieno di beatitudine, di luce, di amore.

Forse gli manca un po’ la vita.

Gesù, nelle parabole, parlava del regno di Dio mettendoci più vita.

Non siamo più capaci di questo noi, nel parlare della vita che continua?

Cari fratelli e sorelle, la vecchiaia, vissuta nell’attesa del Signore, può diventare la compiuta “apologia” della fede, che rende ragione, a tutti, della nostra speranza per tutti (cfr 1 Pt 3,15).

Perché la vecchiaia rende trasparente la promessa di Gesù, proiettandosi verso la Città santa di cui parla il libro dell’Apocalisse (capitoli 21-22).

La vecchiaia è la fase della vita più adatta a diffondere la lieta notizia che la vita è iniziazione per un compimento definitivo.

I vecchi sono una promessa, una testimonianza di promessa.

E il meglio deve ancora venire.

Il meglio deve ancora venire: è come il messaggio del vecchio e della vecchia credenti, il meglio deve ancora venire.

Dio conceda a tutti noi una vecchiaia capace di questo!

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Saluti

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier la jeunesse franciscaine de Bitche.

Nous fêterons bientôt Notre Dame de l’Assomption.

Que la Vierge Marie, entrée dans la gloire du Ciel, soutienne notre courage dans ce temps d’initiation que nous avons encore à vivre ici-bas.

Qu’elle aide les personnes âgées à rendre joyeusement témoignage de leur foi et de leur espérance.

Que Dieu vous bénisse.

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare la gioventù francescana di Bitche.

Tra qualche giorno festeggeremo l’Assunzione della Beata Vergine Maria.

Ella, entrata nella gloria del cielo, sostenga il nostro coraggio in questo tempo di pellegrinaggio che dobbiamo ancora vivere qui sulla terra, e aiuti gli anziani a dare una testimonianza gioiosa della loro fede e della loro speranza.

Dio vi benedica!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience.

Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ.

God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza.

Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo.

Dio vi benedica!]

Herzlich grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache.

Die selige Jungfrau Maria hat unter dem Kreuz mit Jesus gelitten, um ihm dann als Erste der Geschöpfe in seine himmlische Herrlichkeit nachzufolgen.

Vom Himmel aus schaut Maria mit mütterlicher Liebe auf jeden von uns.

Wenden wir unseren Blick ihr zu, auf dass sie uns zum Heil führe.

[Saluto cordialmente i fedeli di lingua tedesca.

La Beata Vergine Maria ha sofferto con Gesù sotto la Croce, per poterlo poi seguire come la prima creatura nella sua gloria celeste.

Dal cielo, Maria guarda ciascuno di noi con amore materno.

Rivolgiamo dunque il nostro sguardo verso di lei perché ci conduca alla salvezza.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española; chilenos, mexicanos, argentinos, hay de todo hoy.

Quiero expresar mi cercanía de modo especial a los afectados en la tragedia causada por las explosiones y el incendio en la Base petrolera de Matanzas, en Cuba.

Pidámosle a nuestra Madre, Reina del cielo, que vele por las víctimas de esta tragedia y sus familias.

Y que interceda por todos nosotros ante el Señor, para que sepamos dar testimonio de la fe y la esperanza en la “vida del mundo futuro”.

Que Dios los bendiga.

Muchas gracias. 

Saúdo cordialmente os fiéis de língua portuguesa, em particular os peregrinos da Diocese de Leiria-Fátima.

Irmãos e irmãs, o Espírito Santo aumente a nossa fé, para que possamos verdadeiramente crer que o melhor de nossa vida ainda está por vir.

Que Deus vos abençoe!

[Saluto cordialmente i fedeli di lingua portoghese, in particolare i pellegrini della Diocesi di Leiria–Fatima.

Fratelli e sorelle, lo Spirito Santo aumenti la nostra fede, perché possiamo credere veramente che il meglio della nostra vita deve ancora venire.

Dio vi benedica!]

أُحَيِّي المؤمِنينَ الناطِقينَ باللغَةِ العربِيَّة.

الثقةُ المغرورةُ في إيقافِ الوقت، أيّ الرَّغبةُ في الشَّبابِ الأبديّ، والرّفاهيّةِ غيرِ المحدودة، والسُّلطةِ المطلقة، ليست فقط مستحيلة، بلْ هي هَذَيَان.

لهذا علينا أن نعيشَ الشَّيخوخةَ باعتبارِها أفضلَ مرحلةٍ في الحياةِ مِن أجلِ نشرِ البُشرَى السَّارة: أنَّ الحياةَ هي تنشئةٌ لتحقيقِ هدفٍ نهائي.

باركَكُم الرّبُّ جَميعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba.

La sicumera di fermare il tempo, cioè volere l’eterna giovinezza, il benessere illimitato, il potere assoluto, non è solo impossibile, è delirante, per cui, bisogna vivere la vecchiaia in quanto la fase della vita più adatta a diffondere la lieta notizia che la vita è iniziazione per un compimento definitivo.

Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów polskich.

Życzę wam, aby okres wakacji był dla was czasem odpoczynku, ale również okazją do ożywienia więzi z Bogiem i z ludźmi.

Nie zaniedbujcie codziennej modlitwy, uczestnictwa w niedzielnej Eucharystii i dzielenia czasu z innymi.

Kontemplujcie piękno stworzenia, wielbiąc miłość Stwórcy.

Niech wam towarzyszy Jego błogosławieństwo.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi.

Vi auguro che il periodo di vacanze sia per voi un tempo di riposo, ma anche l’opportunità per ravvivare i legami con Dio e con gli uomini.

Non trascurate la preghiera quotidiana, la partecipazione all’Eucaristia domenicale e la condivisione del tempo con gli altri.

Contemplate la bellezza del creato, glorificando l’amore del Creatore.

Vi accompagni la sua benedizione.]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, esortando tutti ad essere costruttori di unità e di pace in famiglia, nella Chiesa e nella società.

Non è facile essere costruttori di pace, sia nella famiglia che nella Chiesa… l’unità; ma dobbiamo farlo, perché è un bel lavoro.

Un pensiero anche al popolo dell’Ucraina, che ancora soffre questa guerra così crudele.

E preghiamo anche per i migranti che stanno arrivando continuamente.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli.

La festa liturgica di San Lorenzo, diacono e martire della Chiesa dei Roma, susciti in ciascuno il desiderio di testimoniare il Vangelo, sempre disponibili verso i poveri e quanti si trovano in difficoltà.

A tutti la mia benedizione.

 

Messaggi da Medjugorje

In breve

Una lettura e una omelia
Rito romano
Lu 15 Ago : Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,39-56.
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In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.

Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Rito ambrosiano
Lu 15 Ago : Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,39-55.
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In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.

Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia ». come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».

Angelus, 14 Ago 2022
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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel Vangelo della liturgia odierna c’è un’espressione di Gesù che sempre ci colpisce e ci interroga.

Mentre è in cammino con i suoi discepoli, Egli dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49).

Di quale fuoco sta parlando? E che significato hanno queste parole per noi oggi, questo fuoco che porta Gesù?

Come sappiamo, Gesù è venuto a portare nel mondo il Vangelo, cioè la buona notizia dell’amore di Dio per ciascuno di noi.

Perciò ci sta dicendo che il Vangelo è come un fuoco, perché si tratta di un messaggio che, quando irrompe nella storia, brucia i vecchi equilibri del vivere, sfida a uscire dall’individualismo, sfida a vincere l’egoismo, sfida a passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla vita nuova del Risorto, di Gesù risorto.

Il Vangelo, cioè, non lascia le cose come stanno; quando passa il Vangelo, ed è ascoltato e ricevuto, le cose non rimangono come stanno.

Il Vangelo provoca al cambiamento e invita alla conversione.

Non dispensa una falsa pace intimistica, ma accende un’inquietudine che ci mette in cammino, ci spinge ad aprirci a Dio e ai fratelli.

È proprio come il fuoco: mentre ci riscalda con l’amore di Dio, vuole bruciare i nostri egoismi, illuminare i lati oscuri della vita - tutti ne abbiamo! -, consumare i falsi idoli che ci rendono schiavi.

Sulla scia dei profeti biblici – pensiamo per esempio a Elia e a Geremia – Gesù è acceso dal fuoco dell’amore di Dio e, per farlo divampare nel mondo, si spende in prima persona, amando fino alla fine, cioè fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8).

Egli è ricolmo di Spirito Santo, che è paragonato al fuoco, e con la sua luce e la sua forza svela il volto misericordioso di Dio e dà pienezza a quanti sono considerati perduti, abbatte le barriere delle emarginazioni, guarisce le ferite del corpo e dell’anima, rinnova una religiosità ridotta a pratiche esteriori.

Per questo è fuoco: cambia, purifica.

Che cosa significa dunque per noi, per ognuno di noi – per me, per voi, per te -, che cosa significa per noi questa parola di Gesù, del fuoco? Ci invita a riaccendere la fiamma della fede, perché essa non diventi una realtà secondaria, o un mezzo di benessere individuale, che ci fa evadere dalle sfide della vita e dall’impegno nella Chiesa e nella società.

Infatti – diceva un teologo –, la fede in Dio «ci rassicura, ma non come vorremmo noi: cioè non per procurarci un’illusione paralizzante o una soddisfazione beata, ma per permetterci di agire» (De Lubac, Sulle vie di Dio, Milano 2008, 184).

La fede, insomma, non è una “ninna nanna” che ci culla per farci addormentare.

La fede vera è un fuoco, un fuoco acceso per farci stare desti e operosi anche nella notte!

E allora possiamo domandarci: io sono appassionato al Vangelo? Io leggo spesso il Vangelo? Lo porto con me? La fede che professo e che celebro, mi pone in una tranquillità beata oppure accende in me il fuoco della testimonianza? Possiamo chiedercelo anche come Chiesa: nelle nostre comunità, ardono il fuoco dello Spirito, la passione per la preghiera e per la carità, la gioia della fede, oppure ci trasciniamo nella stanchezza e nell’abitudine, con la faccia smorta e il lamento sulle labbra e le chiacchiere ogni giorno? Fratelli e sorelle, verifichiamoci su questo, così che anche noi possiamo dire come Gesù: siamo accesi del fuoco dell’amore di Dio e vogliamo “gettarlo” nel mondo, portarlo a tutti, perché ciascuno scopra la tenerezza del Padre e sperimenti la gioia di Gesù, che allarga il cuore – e Gesù allarga il cuore! - e fa bella la vita.

Preghiamo per questo la Vergine Santa: lei, che ha accolto il fuoco dello Spirito Santo, interceda per noi.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Desidero attirare l’attenzione sulla grave crisi umanitaria che colpisce la Somalia e alcune zone dei Paesi limitrofi.

Le popolazioni di questa regione, che già vivono in condizioni molto precarie, si trovano ora in pericolo mortale a causa della siccità.

Auspico che la solidarietà internazionale possa rispondere efficacemente a tale emergenza.

Purtroppo la guerra distoglie l’attenzione e le risorse, ma questi sono gli obiettivi che esigono il massimo impegno: la lotta alla fame, la salute, l’istruzione.

Rivolgo un cordiale saluto a voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi.

Vedo bandiere polacche, ucraine, francesi, italiane, argentine! Tanti pellegrini.

Saluto, in particolare, gli educatori e i catechisti dell’unità pastorale di Codevigo (Padova), gli universitari del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto e i giovani dell’unità pastorale di Villafranca (Verona).

E un pensiero speciale va ai numerosi pellegrini che oggi si sono radunati nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove vent’anni fa San Giovanni Paolo II fece l’Atto di Affidamento del mondo alla Divina Misericordia.

Più che mai vediamo oggi il senso di quel gesto, che vogliamo rinnovare nella preghiera e nella testimonianza della vita.

La misericordia è la via della salvezza per ognuno di noi e per il mondo intero.

E chiediamo al Signore, misericordia speciale, misericordia e pietà per il martoriato popolo ucraino.

Auguro a tutti una buona domenica.

E per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Buon pranzo e arrivederci, anche ai ragazzi dell’Immacolata.

 

- Lo Spirito Santo ci ricorda l’accesso al Padre (17 maggio 2020)

Novità

25.01.2022 - A richiesta, aggiunta la preghiera per la salute. Fai conoscere la app :)

Misericordia
1) L'Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte. Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria.

I raggi del Mio Cuore significano Sangue ed Acqua, e riparano le Anime dall'ira del Padre Mio. Beato chi vive alla loro ombra, poiché non lo raggiungerà la mano della Giustizia Divina.

Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla Mia Misericordia, per tutta la loro vita; nell'ora della loro morte, non sarò per loro Giudice ma Salvatore.

2) La preghiera: "O sangue ed acqua che scaturisci dal cuore di Gesù, come sorgente di misericordia per noi, io confido in Te!"

Quando, con fede e con cuore contrito, mi reciterai questa preghiera per qualche peccatore io gli darò la grazia della conversione.


il dipinto originale perso per anni e meno noto


I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime... Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio
3) Concederò grazie senza numero a chi recita questa Corona (della misericordia). Se recitata accanto ad un morente non sarò giusto Giudice, ma Salvatore.

La coroncina: un Padre, una Ave, un Credo. Poi per cinque volte:

  • una volta "Eterno Padre di offro il corpo e il sangue, l'anima e la divinità del tuo dilettissimo figlio in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
  • 10 volte: "Per la sua dolorosa passione, abbi pietà di noi e del mondo intero"
Alla fine tre volte: Santo Dio, Santo Forte, abbi pietà di noi e del mondo intero.


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